Siamo in un momento storico in cui ci può permettere di definire un boss come Mangano, un "eroe", nonostante sia stato condannato per duplice omicidio. Segnali sempre più inquietanti ci dimostrano che il territorio in cui abitiamo ha infiltrazioni sempre più dannose e penetranti da parte delle mafie del sud Italia. L'esigenza di difendere i territori, la necessità di rendere onore agli eroi veri, vivi e morti, star vicino a chi quotidianamente, spesso ignorato dai grandi media, rischia la propria vita per il bene del paese ci ha spinto a salire su macchine e furgoni nella notte tra sabato e domenica. La destinazione di 3 chieresi, Alberto Martano, Guendalina Marucco e Carola Manolino e altri 21 ragazzi di LiberaPIemonte, il cimitero di Casal di Principe, per onorare la tomba di Domenico Noviello, ucciso il 16 Maggio 2008, a 65 anni dalla camorra, che non dimentica. Aveva denunciato e fatto condannare i suoi estorsori, era stato sottoposto a programma di protezione nel 2001, ma nel 2003 il programma era stato revocato, ritenendo la Commissione Centrale che non sussistessero più motivi di rischio. Con noi Pino Masciari, Bruno Piazzese, Silvana Fucito, amici e testimoni di giustizia.
“Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Piero Calamandrei. Gennaio 1955, Milano
...e poi ci troveremo come le star a bere del Whisky al ROXY BAR...
...voglio una vita spericolata, voglio una vita come quelle dei film..
che se ne frega di tutto sì...
Sì come nei film, i giornali dicono "come in Gomorra". Michele Orsi è stato ucciso dalla camorra a Casal di Principe, mentre era sceso in strada a prendere due Cocacole ai suoi familiari, nel "Roxy Bar" a pochi metri dalla sua abitazione.
Ucciso, senza ritegno, volto a volto, per dimostrare a tutti che aveva già parlato troppo, che doveva tacere.
E invece Orsi, che era a capo della società che nel 2000 si era aggiudicata la gara per lo smaltimento dei rifiuti, conosceva, sapeva nomi e cognomi e Giovedì in aula avrebbe dovuto deporre e collaborare al processo Spartacus.
Ma di tutto questo noi non eravamo al corrente...
noi che in 25 siamo partiti da Torino verso l'1 della notte tra Sabato e Domenica, per esser a Casal di Principe in mattinata (h.11 circa).
Abbiamo scelto di arrivare fin lì per andare nei posti in cui la Costituzione è stata difesa per questi sessant'anni. Difesa dai testimoni di giustizia che hanno creduto nella legalità e nella giustizia e hanno denunciato le mafie.
Siamo stati accolti dal referente di Libera Caserta, Valerio Taglione, e con lui abbiamo trovato ad aspettarci alcuni testimoni di giustizia, amici da tempo o che abbiamo imparato a conoscere, come Pino Masciari, Silvana Fucito e Bruno Piazzese.
Insieme ci siamo recati al cimitero nuovo del paese, sulla tomba di Domenico Noviello, ucciso il 16 Maggio scorso, dalla camorra che non dimentica.
Abbiamo lasciato lì dei fiori e una cassa con del sidro di mela, fatto dai ragazzi di un istituto agrario di Verzuolo e legato ad ogni bottiglietta un biglietto con un piccolo pensiero dei ragazzi di molti dei presidi di Libera Piemonte.
Lasciando la parola a Pino, Silvana e Bruno, abbiamo visto con i nostri occhi e sentito con il cuore la rabbia, le lacrime e la decisione di questi eroi italiani che nello sconforto e con la forza di chi gli sta vicino hanno voluto esserci.
È impossibile spiegare cosa abbiamo vissuto in quel momento
è impossibile capire cosa provano quegli uomini e quelle donne che hanno fatto scelte coraggiose e difficili e hanno fame di giustizia.
Sono comprensibili le lacrime di Bruno, nascoste dietro un gesto di pudore, o la rabbia di Pino esplosa a cielo aperto.
In quel cimitero è anche sepolto Don Peppe Diana, anche lui assassinato nel 1994, anche lì abbiamo deciso di fermarci in silenzio a ricordare.
Successivamente noi ragazzi abbiamo atteso alla NCO (nuova cucina organizzata; ristorante gestito da una copertavia sociale del posto, che cucina con prodotti di Libera eil cui nome è acronimo che alcuni ragazzi del luogo hanno fatto proprio, per sbeffeggiare coraggiosamente la "nuova camorra organizzata", l'organizzazione camorristica creata da Raffaele Cutolo, boss di camorra, negli anni '70 in Campania), Davide Mattiello, referente di Libera Piemonte, Pino, Bruno, Silvana, e Valerio, referente di Libera Caserta, si sono recati dai familiari Noviello, nella cui casa è regnato un gran silenzio. Alla disperazione di quella vedova, a cui era già stato strappato tempo fa un fratello per gli stessi motivi, solo Pino ha avuto parole per rispondere.
Abbiamo poi iniziato il pranzo tutti insieme, tra la commozione del proprietario del ristorante, felice di accoglierci e vero amante della propria terra, tra bruschette di pomodoro e i chili della mozzarella più buona che avevamo mai assaggiato, e vari prodotti dei beni confiscati.
Ma mentre condividevamo gioia e sorrisi ci è giunta la notizia: "hanno ammazzato un commerciante" a non tanti metri di distanza. Pino con la scorta, quegli uomini con le pistole che erano seduti con noi a pranzo,e Bruno tirato in macchina dalle braccia tremanti e gli occhi spaventati di sua moglie, ci hanno salutati di fretta scusandosi col cuore. E Valerio, colmo di rabbia, scusandosi anche lui e chiedendoci di dimenticare al più presto questa giornata, ci ha accompagnato in una colonna di macchine fino all'imbocco dell'autostrada.
La tensione nei nostri nervi, la paura non tanto per noi ma per quelli che ci hanno ospitato e la rabbia non si possono spiegare.
Il nodo allo stomaco ancora non si è sciolto.
Alcuni ragazzi ci hanno anche chiesto di restare, ma il nostro andarcene non è stata codardia, è stato aiutare quelli che ne sanno di più, è stata una presa di coscienza del fatto che dovevamo toglierci di torno per lasciare lavorare le istituzioni di competenza in quel piccolo labirinto di Casal di Principe.
A Teano, neanche a farlo apposta, nel luogo in cui è nata la nostra Italia, ci siamo fermati, sulle scale di un deposito dell'autogrill a riflettere su cosa era successo in questa giornata zuppa di ogni sentimento, emozione o avvenimento.
In questo viaggio abbiamo incontrato persone stupende che credono in ciò che fanno, che hanno fiducia in un'Italia che presto potrà urlare la sua libertà. Perchè la mafia è un fenomeno umano, così come è iniziata finirà. Presto.
“Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Piero Calamandrei. Gennaio 1955, Milano
...e poi ci troveremo come le star a bere del Whisky al ROXY BAR...
...voglio una vita spericolata, voglio una vita come quelle dei film..
che se ne frega di tutto sì...
Sì come nei film, i giornali dicono "come in Gomorra". Michele Orsi è stato ucciso dalla camorra a Casal di Principe, mentre era sceso in strada a prendere due Cocacole ai suoi familiari, nel "Roxy Bar" a pochi metri dalla sua abitazione.
Ucciso, senza ritegno, volto a volto, per dimostrare a tutti che aveva già parlato troppo, che doveva tacere.
E invece Orsi, che era a capo della società che nel 2000 si era aggiudicata la gara per lo smaltimento dei rifiuti, conosceva, sapeva nomi e cognomi e Giovedì in aula avrebbe dovuto deporre e collaborare al processo Spartacus.
Ma di tutto questo noi non eravamo al corrente...
noi che in 25 siamo partiti da Torino verso l'1 della notte tra Sabato e Domenica, per esser a Casal di Principe in mattinata (h.11 circa).
Abbiamo scelto di arrivare fin lì per andare nei posti in cui la Costituzione è stata difesa per questi sessant'anni. Difesa dai testimoni di giustizia che hanno creduto nella legalità e nella giustizia e hanno denunciato le mafie.
Siamo stati accolti dal referente di Libera Caserta, Valerio Taglione, e con lui abbiamo trovato ad aspettarci alcuni testimoni di giustizia, amici da tempo o che abbiamo imparato a conoscere, come Pino Masciari, Silvana Fucito e Bruno Piazzese.
Insieme ci siamo recati al cimitero nuovo del paese, sulla tomba di Domenico Noviello, ucciso il 16 Maggio scorso, dalla camorra che non dimentica.
Abbiamo lasciato lì dei fiori e una cassa con del sidro di mela, fatto dai ragazzi di un istituto agrario di Verzuolo e legato ad ogni bottiglietta un biglietto con un piccolo pensiero dei ragazzi di molti dei presidi di Libera Piemonte.
Lasciando la parola a Pino, Silvana e Bruno, abbiamo visto con i nostri occhi e sentito con il cuore la rabbia, le lacrime e la decisione di questi eroi italiani che nello sconforto e con la forza di chi gli sta vicino hanno voluto esserci.
È impossibile spiegare cosa abbiamo vissuto in quel momento
è impossibile capire cosa provano quegli uomini e quelle donne che hanno fatto scelte coraggiose e difficili e hanno fame di giustizia.
Sono comprensibili le lacrime di Bruno, nascoste dietro un gesto di pudore, o la rabbia di Pino esplosa a cielo aperto.
In quel cimitero è anche sepolto Don Peppe Diana, anche lui assassinato nel 1994, anche lì abbiamo deciso di fermarci in silenzio a ricordare.
Successivamente noi ragazzi abbiamo atteso alla NCO (nuova cucina organizzata; ristorante gestito da una copertavia sociale del posto, che cucina con prodotti di Libera eil cui nome è acronimo che alcuni ragazzi del luogo hanno fatto proprio, per sbeffeggiare coraggiosamente la "nuova camorra organizzata", l'organizzazione camorristica creata da Raffaele Cutolo, boss di camorra, negli anni '70 in Campania), Davide Mattiello, referente di Libera Piemonte, Pino, Bruno, Silvana, e Valerio, referente di Libera Caserta, si sono recati dai familiari Noviello, nella cui casa è regnato un gran silenzio. Alla disperazione di quella vedova, a cui era già stato strappato tempo fa un fratello per gli stessi motivi, solo Pino ha avuto parole per rispondere.
Abbiamo poi iniziato il pranzo tutti insieme, tra la commozione del proprietario del ristorante, felice di accoglierci e vero amante della propria terra, tra bruschette di pomodoro e i chili della mozzarella più buona che avevamo mai assaggiato, e vari prodotti dei beni confiscati.
Ma mentre condividevamo gioia e sorrisi ci è giunta la notizia: "hanno ammazzato un commerciante" a non tanti metri di distanza. Pino con la scorta, quegli uomini con le pistole che erano seduti con noi a pranzo,e Bruno tirato in macchina dalle braccia tremanti e gli occhi spaventati di sua moglie, ci hanno salutati di fretta scusandosi col cuore. E Valerio, colmo di rabbia, scusandosi anche lui e chiedendoci di dimenticare al più presto questa giornata, ci ha accompagnato in una colonna di macchine fino all'imbocco dell'autostrada.
La tensione nei nostri nervi, la paura non tanto per noi ma per quelli che ci hanno ospitato e la rabbia non si possono spiegare.
Il nodo allo stomaco ancora non si è sciolto.
Alcuni ragazzi ci hanno anche chiesto di restare, ma il nostro andarcene non è stata codardia, è stato aiutare quelli che ne sanno di più, è stata una presa di coscienza del fatto che dovevamo toglierci di torno per lasciare lavorare le istituzioni di competenza in quel piccolo labirinto di Casal di Principe.
A Teano, neanche a farlo apposta, nel luogo in cui è nata la nostra Italia, ci siamo fermati, sulle scale di un deposito dell'autogrill a riflettere su cosa era successo in questa giornata zuppa di ogni sentimento, emozione o avvenimento.
In questo viaggio abbiamo incontrato persone stupende che credono in ciò che fanno, che hanno fiducia in un'Italia che presto potrà urlare la sua libertà. Perchè la mafia è un fenomeno umano, così come è iniziata finirà. Presto.